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"1961-1968"

Le mostre internazionali, la Biennale del '66 e l'ultimo periodo a Comabbio.

Dall'inizio degli anni Sessanta, Fontana si concentra con particolare impegno sulla serie degli "Olii", opere su tela dove lo spesso strato di materia pittorica è attraversato da buchi o lacerazioni. A questa serie appartengono le opere dedicate a una rievocazione della città di Venezia, esposte alla sua prima mostra personale statunitense alla Martha Jackson Gallery di New York (1961). Nello stesso anno, ispirato dalla metropoli newyorkese, concepisce anche una nuova tipologia di lavori: i "Metalli", lamiere specchianti su cui interviene squarciando e tagliando la superficie. Alla sua inarrestabile vena inventiva corrispondono le molteplici mostre a lui dedicate: a Milano, Venezia, Tokyo, Londra, Bruxelles. Sul fronte del rinnovamento iconografico, sono testimonianze significative la serie delle "Fine di Dio" (1963-1964) , tutte tele di forma ovale, monocrome o talvolta cosparse di lustrini, attraversate da buchi e lacerazioni, esposte prima alla Galleria dell'Ariete a Milano e in seguito alla galleria Iris Clert di Parigi.

Da qui, Fontana mette alla prova la sua creatività con la serie dei "Teatrini" (1964-1966), lavori in cui le cornici di legno laccato sono sagomate e compongono forme differenziate. Il 1966 è l'anno di importanti successi internazionali: vengono allestite sue mostre personali al Walker Art Center di Minneapolis, alla Marlborough Gallery di New York e alla Galerie Alexander Iolas di Parigi. Di particolare spicco in Italia è la sala che gli viene dedicata alla XXXIII edizione della Biennale di Venezia, dove collabora con l'Architetto Carlo Scarpa creando un ambiente ovale labirintico illuminato da una luce bianca e percorso da tele bianche attraversate da un unico taglio: opera dall'eco straordinaria che vince il premio della Biennale. Il 1967 vede il culmine del rigoroso monocromatismo, e la tendenza a lacerare le tele utilizzando segni sempre più regolari ed essenziali, con la serie delle "Ellissi": tavole ellittiche di legno laccato variamente colorate e attraversate da buchi eseguiti a macchina, in linea con le nuove conquiste della tecnica. All'inizio del 1968 Lucio Fontana lascia il suo studio di Corso Monforte e si trasferisce a Comabbio (VA). Morirà a Varese il 7 settembre dello stesso anno.

 

 

 

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