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"1951-1960"

Il Neon della Triennale, le ricerche degli anni Cinquanta e le brevi serie di "Quanta" e "Nature".

Il 25 aprile del 1951 sono giudicati i modelli presentati per il concorso per la porta del Duomo. Insieme a Luciano Minguzzi, Francesco Messina ed Enrico Manfrini, Fontana passa al secondo grado di concorso (vinto nel 1952 ex-aequo con Minguzzi) e vede le sue creazioni esposte nel salone centrale della IX Triennale di Milano. Sempre nell'ambito della Triennale, realizza un grande arabesco di neon sullo scalone d'onore e un soffitto a luce indiretta nel vestibolo e nella hall, entrambi nel quadro di una strutturazione ambientale a opera degli architetti Luciano Baldessarri e Marcello Grisotti.

Inoltre, il 26 novembre firma il quarto Manifesto dell'arte spaziale con Anton Giulio Ambrosini, Giancarlo Carozzi, Roberto Crippa, Mario De Luigi, Gianni Dova, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli e Vinicio Vianello. Continua a lavorare intensamente al ciclo dei "Buchi", presentandoli per la prima volta alla mostra del 1952 Arte Spaziale alla Galleria del Naviglio a Milano. A Milano, nello stesso anno, sposa Teresita Rasini conosciuta nel 1930 e trasferisce il suo studio milanese da via Prina al numero 23 di Corso Monforte, il suo indirizzo definitivo.

Il 17 maggio firma il Manifesto del movimento spaziale per la televisione con Anton Giulio Ambrosini, Alberto Burri, Roberto Crippa, Mario De Luigi, Bruno De Toffoli, Gianni Dova, Enrico Donati, Giancarlo Carozzi, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Guido La Regina, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Tancredi e Vinicio Vianello, e partecipa con alcune opere alle trasmissioni sperimentali televisive della RAI di Milano. Negli anni Cinquanta, l'artista partecipa a rassegne artistiche di rilievo internazionale e alimenta con costanza la sua ricerca in ambito pittorico: in aggiunta al motivo dei "Buchi", le tele si arricchiscono di corposi elementi di colore e di frammenti di vetro, dando il via al ciclo delle "Pietre" (consacrate nel 1955, dopo la loro esposizione alla VII Quadriennale romana). Dal 1954 sviluppa ulteriormente il suo linguaggio, avvicinando, al ciclo delle "Pietre", nuove creazioni identificate con la serie dei "Gessi" (1954-1958) e con quella dei "Barocchi" (1954-1957). Alla XXIX edizione della Biennale di Venezia (1958), ha un'intera sala per dare spazio alle sue più recenti produzioni: oltre ai "Gessi" e ai "Barocchi", vengono esposti alcuni degli "Inchiostri" e delle sculture spaziali su gambo, a cui l'artista aveva iniziato a lavorare dal 1957. Al culmine della ricerca inseguita in questa decade, prendono forma i "Tagli", concepiti sulla fine del 1958 e presentati: alla personale della Galleria del Naviglio nel febbraio 1959 e appena dopo alla Galleria Stadler di Parigi (marzo 1959); a Documenta a Kassel (luglio 1959); alla V Biennale di San Paolo del Brasile (settembre 1959); alla retrospettiva critica organizzata da Crispolti alla galleria L'Attico di Roma (ottobre 1959); a Dusseldorf alla Galerie Schmela (1960) e infine a Londra alla personale presso Mc Roberts & Tunnard (1960).

In questo periodo, estremamente stimolante per l'artista, emerge anche la breve serie di "Quanta" (1958-1960), nuclei di tele poligonali contenenti tagli, disponibili secondo modalità differenti e delle "Nature" (1959 e il 1960), sculture in terracotta o bronzo concepite ad Albissola.

 

 

 

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