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"1941-1950"

Gli anni dell'insegnamento in Argentina e i primi manifesti dello "Spazialismo".

Pienamente ambientato in Argentina, la sua attività di scultore è sempre molto intensa e riscuote vivo interesse, diventando protagonista di numerose esposizioni e ricevendo riconoscimenti. Inoltre, è professore di "modellato" alla Esquela de Artes Plasticas di Rosario e, allo stesso tempo, insegna "decorazione" all'Accademia di Bellas Artes "Prilidiano Pueyrredòn" di Buenos Aires. Nel 1946, con Jorge Rornero Brest e Jorge Larco, organizza a Buenos Aires "Altamira, Escuela libre de artes plàsticas", che diviene un importante centro di diffusione culturale. Dal contatto con giovani artisti e intellettuali e dalle nuove idee di ricerca che respira, nasce in novembre il Manifiesto Blanco, pubblicato in forma di volantino e redatto da Bernardo Arias, Horacio Cazenueve, Marcos Fridman, firmato anche da Pablo Arias, Rodolfo Burgos, Enrique Benito, César Bernal, Luis Coli, Alfredo Hansen e Jorge (Amelio) Rocamonte (Fontana non lo firma probabilmente per via della propria posizione, che è anche di riconoscimento ufficiale).

Nello stesso anno, in un gruppo di disegni dell'artista compare il termine "Concetto Spaziale", titolazione che accompagnerà gran parte della sua successiva produzione artistica. Il 22 marzo del 1947 è ancora la volta dell'Italia: si imbarca a Buenos Aires sul Vapore Argentina. Insediato di nuovo a Milano, riprende ad Albisola la sua attività di ceramista, attirando l'attenzione della critica. A Milano entra però in rapporto con un gruppo di giovani artisti e, dopo incontri e discussioni, nasce in dicembre il primo Manifesto dello Spazialismo, firmato, oltre che da Fontana, dal critico Giorgio Kaisserlian, dal filosofo Beniamino Joppolo e dalla scrittrice Milena Milani.

Nel 1948, la seconda stesura del Manifesto (seguita a breve da una terza versione: Proposta per un regolamento, 1950) ribadisce l'esigenza di superare l'arte del passato, facendo "uscire il quadro dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di vetro", e di produrre nuove forme d'arte utilizzando i mezzi innovativi messi a disposizione dalla tecnica.

Mosso dallo slancio di modernità, nel 1949 Fontana realizza alla galleria del Naviglio un'opera emblematica: l'Ambiente spaziale a luce nera, in cui una serie di elementi fosforescenti e fluttuanti sono appesi al soffitto dello spazio espositivo completamente nero. Nello stesso anno, approfondisce la ricerca spaziale con l'avvio del ciclo dei "Buchi", opere pittoriche dove all'intervento cromatico vengono aggiunti "vortici" di fori eseguiti con un punteruolo.

Prosegue anche la sua attività di ceramista, trovando coronamento nella mostra Twentieth-Century Italian Art, al MoMA di New York (1949), nonché nella personale del maggio 1950 organizzata alla XXV edizione della Biennale di Venezia. L'anno si chiude con la sua partecipazione al concorso per la V porta del Duomo di Milano, indetto dalla Veneranda Fabbrica del Duomo.

 

 

 

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